G entile Avvocata,

Le sottopongo un problema che sta affliggendo la mia vita personale e familiare. Sono architetto, sposata con tre figli di età compresa tra i dieci e quindici anni e vivo con mio marito all’ultimo piano di un condominio “signorile” in zona Porta Venezia a Milano. Da qualche mese la nostra tranquillità familiare è disturbata costantemente da proteste del vicino del piano di sotto che si lamenta quotidianamente dei passi e delle urla dei ragazzi in casa e, ultimamente, anche della caduta delle foglie dal terrazzo.
Ora, i miei figli, da comuni adolescenti, sono ovviamente più rumorosi di un adulto, ma Le assicuro che stiamo ben attenti affinché non eccedano e, per quanto riguarda il terrazzo, la caduta delle foglie non sempre è perfettamente controllabile e prevedibile. Le potrà sembrare un problema banale, ma il nostro vicino ha minacciato di portarci in Tribunale.

Che devo fare?
Grata per l’attenzione.
G.d.L. – Milano

 

Gentile Signora,rispondo volentieri al Suo quesito, purtroppo comune a molti residenti in strutture abitative complesse, quali un condominio.

Ovviamente, dato di comune buon senso, umano e giuridico, bisogna sempre mettersi “nei panni degli altri”, soprattutto se si tratta di persone inferme o anziane, particolarmente sensibili ai rumori e a qualsiasi turbamento della quiete domestica. Il codice civile (art. 844 c.c.) conferisce una espressa tutela contro i rumori che disturbano la quiete domestica, soprattutto nei confronti delle attività rumorose che spesso provengono dagli altri appartamenti. Pertanto si può effettivamente agire nei confronti del vicino qualora dal suo “fondo” provengano immissioni rumorose illecite e cioè quelle considerate tali alla luce di due criteri: la normale tollerabilità ed il contemperamento delle ragioni dei diversi proprietari, cui può aggiungersi anche il criterio della priorità d’uso.

Quando, a fronte di un rumore ritenuto intollerabile, si rischia un grave danno alla salute, il singolo cittadino può chiedere al giudice anche un provvedimento d’urgenza, attivando la speciale procedura prevista dall’articolo 700 del codice di procedura civile. Nel singolo condominio può ottenersi anche una maggiore tutela di quella raggiungibile attraverso l’articolo 844 c.c., mediante l’adozione di regolamenti condominiali contenenti clausole ad hoc, ma solitamente le stesse si possono applicare alle sole attività commerciali.

Lei, ovviamente, si trova quindi nella posizione di possibile convenuta in un procedimento civile di tal genere: è la soluzione a mio avviso più inutile per entrambe le parti in causa. Per non esacerbare la tensione condominiale, tutelando i diritti del Suo vicino del piano di sotto, ma anche la serenità dei Suoi ragazzi, a mio avviso una soluzione “intelligente” e “pratica” potrebbe essere quella della insonorizzazione a Sue spese di qualche stanza particolarmente sottoposta a schiamazzi e possibili fonti di disturbo. E’ un modo per tenere lontane le aule di Tribunale e le complicazioni che ne seguono e per garantire la serenità della vita domestica di entrambi i nuclei familiari.

Quanto alle piante sul terrazzo, applichi nello stesso modo regole di “comune buon senso”, arretrando per quanto possibile i vasi dalla ringhiera esterna del balcone ed offrendosi, per quanto possibile, nelle occasioni autunnali di maggior stillicidio di foglie, di pulire il balcone sottostante. Mi creda, l’ “autotutela condominiale”, fatta di rispetto reciproco e comune buon senso, porta molti maggiori frutti rispetto ad iniziative giudiziarie che espongono a costi, durano anni ed esacerbano gli animi.

Faccia il primo passo, con un saluto cordiale.

 

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