Gentile Avvocata,
sono  una  giovane  da  poco  fuori  casa  ed  abito  in  un  piccolo condominio nel primo hinterland milanese.

È la seconda estate che mi capita di assistere ad un fatto che  ritengo di straordinaria gravità.
I  miei  dirimpettai  hanno  un  cane,  un  labrador  nero,  credo giovane  di  età  e,  durante  i  lunghi 

fine  settimana  estivi  (che possono durare anche dal giovedì al lunedì), sono usi lasciare l’animale 

sul terrazzo con varie ciottole d’acqua e -presumo- del cibo che viene somministrato dalla custode.
I  lunghissimi  periodi  in  cui  l’animale  sta  solo,  sul  terrazzo,  al caldo, lo si sente guaire e piangere 

frequentemente e la scena è davvero straziante.
Ho incontrato varie volte i miei vicini e ho fatto loro presente il problema con un certo vigore: 

mi hanno risposto di farmi i fatti miei, che la bestia non soffre e che ciascuno è libero di gestire 

il proprio cane come meglio crede.

Che implicazioni giuridiche ci sono in questi comportamenti?

Grazie per la risposta che vorrà darmi, un saluto cordiale.

F.G. – Milano

 

Gentile Signora,
rispondo  volentieri  alla  Sua  lettera,  che  dimostra  sensibilità  e senso civico. Siamo  in  un  periodo  dell’anno  in  cui  le  città  si  svuotano  per le  vacanze  ed  è  fatto  notorio  che  i  padroni  degli  animali  da compagnia  spesso  si  trovano  in  difficoltà  nel  gestire  il  proprio tempo libero con l’animale.
È, a mio avviso, uno stravolgimento del concetto di “animale da compagnia”  che  da  “migliore  amico”  diventa  un  oggetto  di  cui sbarazzarsi nel periodo delle vacanze.

La  problematica  dell’abbandono  degli  “amici  a  quattro  zampe” investe  da  decenni  la  nostra  società  moderna,  numerose sono  state  le  campagne  di  sensibilizzazione  istituzionale   e sono state  create molte  associazioni  a  tutela  degli  animali e  soprattutto  svariate  pensioni  che  accudiscono  alle  bestie quando i padroni sono in vacanza. Ciononostante  vi  sono  ancora  vicende  quale  quella  che  ci  ha raccontato.
I  fatti  narrati,  ferma  restando  ogni  valutazione  più  precisa con  una  migliore  conoscenza  dei  fatti,  hanno  indubbiamente rilevanza penale: infatti non si tratta di un episodio sporadico (il cane chiuso sul terrazzo un pomeriggio che magari si lamenta), ma di un’abitudine deleteria che potrebbe portare a danni molto gravi per la bestia.
È  una  forma  di  vero  e  proprio  maltrattamento  che  il  nostro Legislatore  punisce  severamente  con  l’art.  544  ter  del  codice penale,  introdotto  da  qualche  anno  quale  “delitto”,  ovvero  –in  estrema  sintesi-  quale  condotta  di  particolare  gravità  per l’ordinamento.

Sono  previste  anche  pene  molto  severe  per  colui  che  “per crudeltà  o  senza  necessità”  maltratta  un  animale:  la  norma parla  della  reclusione  da  tre  a  diciotto  mesi  e  della  multa  da 5.000 a 30.000 euro. In  caso  di  maltrattamento  di  animali,  chiunque  –  privato cittadino  o  associazione  –  può  rivolgersi  a  un  qualsiasi  organo di  Polizia  Giudiziaria  (Carabinieri,  Polizia  di  Stato,  Guardia  di Finanza, Corpo Forestale, Polizia Locale ) segnalando il caso e richiedendo un intervento per accertare il reato e impedire che il comportamento provochi conseguenze di particolare gravità per l’animale.
Inoltre è possibile contattare la LAV (Lega Anti Vivisezione), un’ associazione animalista molto radicata sul nostro territorio, che sicuramente saprà fornire consigli nel caso concreto.

Non si tratta di delazione, lasciando perdere assurdi paragoni tra uomini ed animali, si tratta di rendere tutti i cittadini consapevoli che cagionare inutili sofferenze ad una bestia è un comportamento illegale ed un bruttissimo esempio di inciviltà.

Mi tenga aggiornata sul prosieguo.

Ilaria Li Vigni 

Share and Enjoy:
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks

Tag:

Nessun commento

Invia una risposta