Gentile Avvocata,

Le sottopongo una questione di stampo più civico che giuridico, ma ritengo che si tratti di una tematica di interesse per molte di noi.

Sappiamo che la viabilità a Milano è sempre più complessa ed il traffico, specie in ore di punta, incombe, rendendo difficili gli spostamenti.

Sono una giovane professionista con due figli piccoli, di 3 e 5 anni ed accompagno sempre i bimbi, sia a scuola sia alle altre attività ricreative che frequentano, in bicicletta.

I rischi sono sempre in agguato e quotidiani: auto che non rispettano la segnaletica, vetture in sosta che fanno manovre pericolose e, non ultimo, il manto stradale che spesso è dissestato e cosparso di buche.

Sappiamo che in tutte le città europee (penso, come esempi virtuosi, ad Amsterdam e Berlino, che conosco, oltre alle capitali del nord) vi sono interi anelli di piste ciclabili che garantiscono un tranquillo passaggio dei ciclisti in città.

E qui da noi? Non si dovrebbe sensibilizzare l’opinione pubblica su una problematica che ci riguarda così da vicino?

Attendo una Sua opinione in merito, grazie per l’attenzione.

 

P.T. – Milano

 

Gentile Signora,

La ringrazio per la Sua lettera, dettagliata e piena di passione.

Effettivamente Lei solleva una problematica di grande complessità per la viabilità di Milano.

Indubbiamente, in tema di piste ciclabili, la nostra città non è in alcun modo al livello delle capitali europee che Lei cita –e possiamo aggiungere al novero delle città “virtuose” anche Londra e Vienna- né per quanto riguarda l’effettiva presenza delle piste ciclabili né per una cultura di rispetto del ciclista ed un conseguente incentivo all’uso della bicicletta.

E’ una questione certamente di abitudine sociale, ma anche, direi, di configurazione architettonica della nostra città.

Milano ha pochissime aree verdi rispetto agli edifici ed al numero di abitanti ed ha soprattutto una ristrettezza di spazi fisici (viali, controviali, marciapiedi) che rende davvero complesso pensare ad un circuito di piste ciclabili completo in tutta la città.

Ciò detto, occorre, pur con i limiti fisici evidenziati, fare molto di più a livello di indirizzo politico e l’attuale Giunta, quantomeno sul piano programmatico, mi è sembrata molto sensibile al tema.

Poi, dovremo valutare i risultati.

E’ stato elaborato, nei primi mesi di azione della Giunta Pisapia, un «Piano per la mobilità ciclistica 2011-2016» che prevede la costruzione, nei prossimi anni, di 95-100 nuovi chilometri di percorsi riservati esclusivamente ai ciclisti.

Con una scaletta molto dettagliata di priorità (si parte dall’itinerario centrale, Castello Sforzesco – Duomo – Corso Monforte, già finanziato dalla precedente amministrazione comunale) e con nuovi criteri per favorire la mobilità delle biciclette verso luoghi di lavoro e scuole.

La stima dei costi, come sempre in questo periodo, rappresenta il punto critico del progetto: serviranno poco più di 30 milioni di euro da qui al 2016, ma saranno certamente soldi ben spesi e soprattutto fonte di risparmio sia da un punto di vista della qualità della vita e della sicurezza dei cittadini, sia per quanto riguarda la velocità dei mezzi pubblici ed il congestionamento del traffico.
Oggi i chilometri di piste/corsie ciclabili a Milano sono 135 (110 su strada, il resto nei parchi), ma pongono degli evidenti problemi di funzionamento e gestione che spesso inducono i ciclisti ad utilizzare la carreggiata tradizionale per i loro spostamenti.

Molte piste ciclabili, infatti, sono poco segnalate ed essendo radenti all’arteria urbana non sono particolarmente sicure; inoltre, in alcuni casi, sono ostruite dalle auto in sosta, rendendo così davvero vano il concetto di pista riservata alle biciclette.

Occorre quindi, anche in questo caso, predisporre piste “protette”, ad esempio da marciapiedi o da alberi, che possano davvero rendere tranquillo il percorso del cittadino ciclista ed anche abbellire la configurazione urbanistica della nostra città.

Non solo.

Sempre nell’ottica della diffusione della cultura ciclistica, ad oggi molto poco presente in Italia, è necessario incrementare la possibilità di trasporto della bicicletta sui mezzi pubblici: in alcune carrozze della metropolitana è oggi possibile, ma a condizioni particolari e con grandi difficoltà per l’utente che spesso si trova rallentato in una complessa burocrazia organizzativa e preferisce lasciar perdere.

Altra questione: i parcheggi per biciclette nei punti nevralgici della città spesso sono assenti, molto limitati e poco sicuri.

Anche queste strutture dovranno essere potenziate, sempre nell’ottica di quella sensibilizzazione alla cultura ciclistica – che è poi cultura ambientale – di cui si parlava in precedenza.

Insomma, come vede, gli spunti di lavoro sono moltissimi, ma io credo che valga fortemente la pena investire su tale forma di mobilità, oggi in particolare considerando il traffico cittadino, la crisi ambientale, il costo del carburante e la crisi economica.

So che le giovani mamme, come Lei, con i figli piccoli che utilizzano la bici a Milano sono proprio tante, fornendo un bell’esempio di rispetto dell’ambiente e di mobilità ecologica: spetta all’amministrazione politica fornirci un’adeguata tutela, nel rispetto della sicurezza e della qualità della vita dei cittadini.

 

Cordialmente, Ilaria Li Vigni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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