Gentile Avvocata, 

sono una giovane professionista divorziata e, nel precedente matrimonio, ho avuto un figlio nato da una relazione esterna allo stesso.

Nella breve vita di mio figlio –ha 11 anni- di problemi ne abbiamo avuti molti, in particolare con riferimento al rapporto del bimbo con i genitori del mio ex compagno che, pur desiderando essergli nonni, di fatto avevano delle prerogative menomate.

Ho letto di una riforma di legge alla Camera: cosa mi dice in merito? Vediamo finalmente la luce dopo anni di disparità di trattamento?

Grazie per l’attenzione.

P.M.  – Milano

°°°°°°

Gentile Signora,

finalmente, qualche giorno fa, anche in Italia i figli naturali sono equiparati ai figli legittimi, ovvero quelli nati all’interno del matrimonio.

Il disegno di legge, già approvato dal Senato, è diventato normativa alla Camera dei Deputati ed è stato approvato in terza lettura, come è previsto per le tematiche di questa importanza.

Si è finalmente raggiunto un risultato storico in materia di diritti civili, archiviando norme odiose fondate su un anacronistico senso della morale.

Mi auguro –e la mia è opinione diffusa- che sia solo il primo di una lunga serie di provvedimenti coraggiosi, capaci di eliminare le profonde discriminazioni che esistono ancora nel nostro Paese.

Finalmente, dopo anni di discussione, è stata approvata una legge che costituisce un importante punto di innovazione: non esistono più i figli con aggettivi, cioè legittimi o naturali, ma i figli sono tutti uguali.

La parentela è il vincolo tra le persone – dice la legge – che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione sia all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui la stessa è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo.

Il figlio nato fuori del matrimonio, con la nuova legge, può essere riconosciuto dalla madre e dal padre anche se già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento e il riconoscimento può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente.

La legge riconosce ai figli naturali un vincolo di parentela con tutti i parenti e non solo con i genitori. Il che significa che in caso di morte dei genitori il bimbo può essere affidato ai nonni e non dato in adozione come accade oggi.

Inoltre questa parificazione ha conseguenze anche ai fini ereditari.

Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni ed ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti.

Il figlio minore (che ha compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento) ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.

In tutti gli articoli del Codice le parole “figli legittimi” e “figli naturali” sono sostituite semplicemente da “figli”.

Come vede, si tratta di una legge innovativa e coraggiosa che ci mette a pari, quantomeno in questo ambito, con le legislazioni europee e sono certa che i risultati benèfici della stessa toccheranno da vicino anche i Suoi affetti familiari.

Sono a disposizione, dalle pagine di questa Rubrica, per aggiornamenti ai Lettori sulla legislazione in merito a tematiche etiche di tale importanza.

Cordialmente,

 Ilaria Li Vigni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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