Gentile Avvocata,

sono una donna di 40 anni residente nel primo hinterland milanese, da quindici anni dipendente come segretaria in una grande azienda.

Da qualche tempo, circa due anni, è cambiato il mio capoarea e l’attuale dirigente è solito rivolgermi battute ripetute e a volte apprezzamenti volgari sul mio aspetto fisico.

Ho già informato della cosa i sindacati interni all’azienda, ma mi è stato risposto che, dai racconti fatti, non si tratta di vere e proprie molestie, ma di semplici comportamenti “poco corretti” da risolvere nella dialettica quotidiana del posto di lavoro…

La situazione sta diventando per me insopportabile, ogni giorno di lavoro è una fatica immane e sto seriamente pensando di licenziarmi.

Che devo fare?

In attesa di una Sua risposta, la saluto cordialmente.

G.D. – Rho

 

Gentile Signora,

La ringrazio anzitutto della Sua lettera che tocca un tasto davvero dolente, per gravità e frequenza, del nostro mondo del lavoro.

In effetti, il confine tra “molestia” vera e propria e “comportamento poco corretto” sul posto di lavoro è davvero molto labile.

I comportamenti qualificabili come “molestie sessuali” o “molestie in genere” che possono provenire da colleghi oppure dal datore di lavoro, possono verificarsi nei confronti delle donne e in alcuni casi, meno frequenti, anche degli uomini.

In alcuni casi, appositi regolamenti oppure i contratti collettivi li prendono in considerazione come comportamenti vietati e sanzionabili.

Anche in assenza di queste regole, si tratta comunque di comportamenti che ledono la dignità e la libertà ed il decoro della persona che vanno tutelate sul luogo di lavoro.

Anche le recenti Direttive europee in materia di divieti di discriminazione ne hanno sottolineato la natura spesso discriminatoria, sottolineandone l’intrinseca gravità.

Secondo il D.lgs. 145/2005 che ha attuato la Direttiva Europe 73/2002 le molestie sessuali sono definite come discriminatorie qualora:

– consistano in comportamenti indesiderati posti in essere per ragioni connesse al sesso aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, umiliante, degradante od offensivo;

– consistano in comportamenti indesiderati a connotazione sessuale espressi in forma fisica, verbale o non verbale, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità della persona e di creare un clima intimidatorio,degradante, umiliante od offensivo.

Le molestie possono causare disagi psicologici, forme di ansia, e riflettersi negativamente sulla vita personale e lavorativa, come appare evidente nel Suo caso.

I comportamenti possono essere molto vari, ma a base direttamente o indirettamente sessuale, e sono caratterizzati dal fatto che non sono né desiderati da chi li subisce, né graditi.

Come consiglio immediato, le suggerisco di imparare a rispondere verbalmente al Suo capoarea, così da ripristinare quantomeno una “parità dialettica” che in molti casi colpisce il molestatore limitando o facendo anche venire meno i comportamenti offensivi ed irriguardosi.

Se la situazione dovesse non mutare, in assenza di un valido aiuto da parte delle rappresentanze sindacali, Le consiglio di rivolgersi alla Consigliera di Parità della nostra Provincia di Milano.

La Consigliera di Parità è una figura istituzionale nominata dal Ministro del Lavoro insieme al Ministro per le Pari Opportunità presente in ogni Provincia ai recapiti che trova agevolmente anche su internet.

Svolge funzioni di promozione e controllo dei princìpi di pari opportunità e non discriminazione per donne e uomini sul lavoro, incidendo sulle situazioni che sono di ostacolo alla realizzazione della piena parità ed al rispetto di genere.

Nell’esercizio delle funzioni a lei attribuite, è un pubblico ufficiale ed ha l’obbligo di segnalazione all’autorità giudiziaria dei reati di cui viene a conoscenza.

Potrà essere richiesto alla Consigliera di adottare il provvedimento più adatto per risolvere la situazione, anche mediante il trasferimento di colui che La espone ai comportamenti molesti, e non solo mediante l’applicazione di sanzioni disciplinari (che non sempre risolvono il problema).

Mi tenga aggiornata in merito al prosieguo della vicenda, con molti cordiali saluti ed auguri.

Ilaria Li Vigni

4 gennaio 2013

 

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