Gentile Avvocata,

Le sottopongo un problema a mio avviso comune a molte mamme di ragazzini ed adolescenti.

I nostri figli trascorrono gran parte del loro tempo libero sui social network (facebook, in primis) e spesso si creano delle vere e proprie “compagnie virtuali” in cui si ripropongono gli stessi rapporti di forza della realtà.

Si leggono sempre più spesso fenomeni di vero e proprio “bullismo cibernetico” con la pubblicazione di foto volgari e compromettenti sui profili altrui, minacce esplicite ed addirittura tentativi di estorsione.

Come possiamo fare noi genitori a vigilare su questo fenomeno?

Grazie in anticipo per l’attenzione.

T.G. – Milano

 

Gentile Signora,

La ringrazio per la Sua lettera che pone attenzione su una problematica di grande attualità e che mi suscita preoccupazione sia personale sia professionale.

Un recente sondaggio, promosso dall’associazione milanese “Chiamamilano” su circa 3000 studenti milanesi fra i dodici ed i sedici anni, pone alla nostra attenzione dati davvero allarmanti, soprattutto nelle grandi città.

Nove ragazzini su dieci hanno ormai un «profilo» in rete.

La metà ammette che i genitori non hanno mai dato neppure una sbirciata a quello che fanno on line e il 66% va ancora oltre: «papà e mamma? neanche sanno cosa sia facebook», rispondono.

Eppure l’80% dei giovanissimi usa la rete per comunicare, spesso già dalle elementari e si creano delle vere e proprie compagnie virtuali composte da giovani che neppure si conoscono.

Anche i dati di permanenza su internet dei ragazzini sono davvero significativi: il 60% degli intervistati afferma di trascorrervi più di due ore al giorno, indicandolo come l’hobby più importante del proprio tempo libero.

Più che un passatempo, insomma, si profila una vera e propria “seconda vita” in cui il rischio di avere a che fare con il cyberbullismo è sempre più concreto.

Le risposte dei ragazzini, in tal senso, sono molto evasive, sottolineando quindi un rischio di “omertà diffusa” che significa paura, timore ed avvalora proprio l’ipotesi del bullismo.

A domanda precisa, infatti, neanche il 10% dei ragazzini ammette di essere mai stato coinvolto in episodi di sopraffazione e prepotenza né da aggressore né da vittima.

Ma poi il 30% ammette invece di avere visto o di sapere di studenti che hanno pubblicato materiale dai contenuti violenti e minacciosi.

Insomma, la problematica esiste e sarà destinata a diffondersi a macchia d’olio, proprio in considerazione del fatto che ormai l’accesso al web è alla portata di tutti.

Cosa bisogna fare per sorvegliare il fenomeno? Quale deve essere il ruolo dei genitori in tal senso?

L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di promuovere davvero un percorso di dialogo in casa che non faccia sentire neppure il desiderio ai giovanissimi di trascorrere tutto il loro tempo libero su internet.

E’ poi importante proporre momenti di vita comune anche fuori casa, introdurre alla passione per il cinema, per il teatro, per la musica, per lo sport: ciascun ragazzino, sperimentate le opportunità offerte, sceglierà liberamente l’hobby che più gli piace.

La vigilanza dei siti visionati o dei social network ritengo sia un antidoto che lascia il tempo che trova: infatti, i rischi sono insiti nel sistema e non sono facilmente prevedibili.

Poi, sarà ovvia la ritrosia degli adolescenti ad acconsentire ai genitori di introdursi nella loro sfera di privacy e tale intrusione potrebbe avere effetti ancora più compromettenti da un punto di vista psicologico.

Insomma, occorre parlare, parlare, parlare con i figli e spiegare che la “vita vera” è altrove rispetto al mondo web e che i “contatti veri” sono altrove rispetto ai social network, soprattutto in giovane età e con tutte le prospettive che la vita offre.

A disposizione per ulteriori chiarimenti, un saluto cordiale.

Ilaria Li Vigni

 

23 gennaio 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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